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domenica 22 dicembre 2024

Scusa n. 7 dello sportivo scarso


L'intero percorso era contro vento, per questo la prestazione è stata bassa.

"Ma il percorso era ad anello."

"Il vento mi odia, mi ha seguito."



sabato 2 luglio 2011

Lo sportivo dal sapere inutile X

Oggi ho perso una lente a contatto mentre mi allenavo.

Ero indeciso se inserire questo post in questa categoria o in Asino Quanto Pesi.
Oggi 2 luglio, mancano 7 giorni all’esame di cintura nera. Ho fatto una settimana di scarico  e da oggi ho ripreso gli allenamenti per arrivare in piena forma e riposato venerdì prossimo.
Oggi sono andato ad allenarmi ed ad un certo punto mentre eseguivo una tecnica di gomito (Tiao chow, come da figura) mi sono dato un pugno in un occhio e mi è caduta nel prato una lente a contatto. Semirigida. Gas-permeabile. Più piccola di una moneta da un centesimo, trasparente con riflessi verdi. Su un prato.


lunedì 21 marzo 2011

Se il Porco sbrocca.

Già dove abito non ci sono parchi, giardini e erba. Se poi i proprietari dei cani usano questi pochi metri quadrati come latrina per i loro cani allora inizia ad esserci un problema. Soprattutto se il Porco è al limite.
Sabato sono andato ad allenarmi nei miei 20 mq di erba dedicata al kung fu. Ad un certo punto si è avvicinato un cretino ed ha lasciato il suo bassotto a pascolare nella mia zona vitale. Per vitale intendo che era a 3 metri da me esattamente dove stavo per saltare e fare una capriola in terra. Questo cane (cane…) ad un certo punto inizia a girare intorno ad un punto ed annusare per prepararsi a far incazzare il Porco.
Le dichiarazioni accettabili da dire al tizio erano:
“Puoi andare tu insieme al tuo cane nella zona riservata ai nostri amici a quattro zampe, invece di stare su questo prato che è a disposizione di tutti, per favore?”
Oppure
“Con tutto lo spazio che c’è proprio qui devi venire?”
O anche
“Perché non prendi il tuo cane e te ne vai da un’altra parte?”
Invece gli ho detto “Fai in modo che il tuo cane sporchi e scuoio te e il tuo cane.”
Lui ha preso il bassotto e se ne è andato.

mercoledì 30 dicembre 2009

Allenarsi all'aria aperta

Uno dei vantaggi di aver praticato la canoa, era quello che non avevi bisogno di fare le lampade abbronzanti: la stagione delle gare partiva a marzo e finiva ad ottobre, così come la mia abbronzatura. Ma gli allenamenti si facevano tutto l’anno e naturalmente all’aria aperta. Non aveva grossa importanza se c’era il sole o le nuvole o la pioggia o la neve. L’allenamento era quello, era da fare e la nostra allenatrice non conosceva ragioni: fuori in barca; così con il mio maglione giallo senape e la mia canadese (la canoa) facevo avanti e indietro sul laghetto artificiale vicino alla mia città.
È stato un po’ piu difficile dovermi adattare ai luoghi chiusi quando ho iniziato ad abbandonare la canoa per altri sport dove l’attività prevalente si svolgeva in piscina (apnea) e soprattutto ora che pratico lo shaolin chuan.
Le lezioni sono in palestra ma gli allenamenti che faccio fuori dalla palestra sono rigorosamente all’aperto. In estate fa caldo o fa freddo, piove o c’è vento, ci sono le zanzare o i cani sciolti che sporcano. Però non credo di poter fare a meno della pratica sportiva all’aperto.
Tutto questo per dirvi che adesso vi scrivo dalla montagna (sono in trentino a circa 1100 metri) ma non c’è molta neve per sciare ma mi sto allenando, al freddo, all’aperto e sulla neve.
Mi alleno in una valletta circondata da un bosco di pini, in una radura dove d’estate l’erba cresce bassa ma morbida. D’estate è splendido per i rumori, i profumi e il colpo d’occhio sulle montagne circostanti ma d’inverno con la neve, il freddo ha il suo fascino.

domenica 27 dicembre 2009

Cani al pascolo II

L’omino, piccolo, si avviava verso il giardinetto al mattino presto; la nebbia e le luci giallastre dei lampioni sfocavano il paesaggio, rendendolo ancora più anonimo di quanto lo era la sera precedente.
Il suo cane al guinzaglio, un setter grigio e rossiccio tirava il braccio del padrone e con un improvviso strattone faceva cedere rumorosamente un paio di punti della cucitura del cappotto di lana di seconda scelta che l’omino indossava.
“Stupido cane”, pensò
“Vedi di fare in fretta, che me ne voglio tornare a casa” sussurrò al setter mentre entrava nel giardinetto. Con un movimento meccanico, slacciò il guinzaglio dal collare. Il cane si mise a correre verso il centro del parchetto, sollevando nuvolette di brina al suo passaggio.
L’omino si guardò in giro assonnato: un paio di uomini dalla pelle scura attraversavano frettolosamente il parchetto immersi nei loro spessi cappelli di lana e nelle loro preoccupazioni.
“Uhmpf! Vengono qui a rubare il mestiere ai nostri ragazzi, che se ne stiano un po’ nel loro paese!” brontolò mentre attraversava il prato centrale.
Il cane si era messo ad annusare in terra in maniera insistente e iniziava a girare intorno come per cercare un punto preciso.
“Guardalo il mio Tommi, ha l’istinto del cacciatore!”, pensò osservando il cane che espletava i suoi bisogni all’interno del prato.
L’omino si guardava intorno dirigendosi verso la zona dei giochi per i bambini.
Stava pensando alla notte precedente, mentre la luce del mattino stava aumentando di intensità, così come i rumori della città che si sveglia per lavorare.
“Niente male il travone di ieri sera” ricordò a se stesso, mentre si accendeva una Nazionale appoggiato allo scivolo, “solo che aveva un profumo di merda. Bleah. Ce l’ho ancora addosso”.
L’omino guardava con contrariata curiosità il tizio che faceva strani movimenti nel campo da basket.
“Guarda quel coglione che fa…, cosa fa giudò, karatè? Boh? Alle 6 del mattino? “ pensò
“Ma perché non se ne sta a casa sua a dormire?” si chiese mentre il cane orinava sul palo dell’altalena.
“Era quel coglione della volta scorsa che mi ha detto che non dovevo portare in giro il cane; pensa te! Chi si crede di essere? Guardalo, adesso gioca col bastone”.
Si alzò il bavero del suo cappotto, stringendosi le spalle nervosamente. L’uomo col bastone si era fermato e osservava l’omino. Faceva molto freddo, ma lui era immobile e lo scrutava. All’improvviso l’omino iniziò a tremare, ma non sapeva se fosse il freddo o altro. L’uomo aveva posato in terra il bastone e si era mosso verso la sua direzione; a grandi passi si avvicinava, era lento ma era veloce al tempo stesso. Ora lo poteva vedere meglio: era un po’ più alto di lui, le sue spalle larghe erano coperte da una felpa bianca e blu e dei pantaloncini da calcio neri su degli scalda-muscoli blu elettrico a stretto trattenevano le gambe muscolose. Ma era il suo viso che lo spaventava: la faccia dura con la barba appena accennata, gocciolava per il sudore della fatica degli esercizi; il resto della testa era coperto da una bandana bianca con degli strani disegni neri. E fumava: sì, il viso, la testa e la faccia fumavano; e anche le spalle e il fumo che usciva dalla pelle e dai vestiti formava dei mulinelli; e lui si avvicinava, sempre di più, sempre più vicino. Un pensiero implorante verso il cane gli attraversò la mente, ma il setter sembrava più interessato ad annusare un cocker al guinzaglio di una signora. Ora gli poteva vedere gli occhi:erano verdi ma erano ardenti; il freddo e il terrore aveva bloccato le sue gambe. “Aiuto, oddio nonononono….” Ma la bocca non riusciva a pronunciare neanche una sillaba.
Lui parlò, invece: “La prossima volta che la vedo che lascia che il suo cane sporchi fuori dal recinto per i cani, chiamo i Vigili!” sibilò all’omino terrorizzato. Con lo sguardo lo penetrò per pochi interminabili secondi, poi si girò e se ne andò di nuovo verso il campo di basket.
L’omino era rimasto di ghiaccio ad osservarlo mentre si allontanava. Era rimasto immobile, ora non sentiva più neanche il freddo. Adesso l’uomo era lontano e aveva ripreso in mano il bastone ma continuava ad osservarlo. L’omino prima di andare a recuperare il suo cane gli era sembrato di leggere sulle sue labbra: “Adesso puoi respirare, stronzo”.


Leggi anche: Cani al pascolo I. (Suara)

giovedì 17 dicembre 2009

Salame

Non so neanche da dove incominciare… ieri mi stavo allenando al parchetto e facevo le cadute, per le arti marziali, come al solito. C’è una caduta che si chiama chao yue kun shen, si prende una semi rincorsa, si salta in avanti in tuffo, si atterra facendo una capriola e ci si rialza. Il momento critico è quando sei in volo e stai per appoggiare le mani a terra e piegarti per fare la capovolta. Qui ti giochi tutto. Quando stai per saltare è il punto di non ritorno. Se ti manca il coraggio di piegarti, perché hai l’indecisione finale, allora ti succede come a me. Sei in volo, appoggi le mani a terra, loro non si piegano e stavolta neanche la schiena,. 80 (e passa ) chili sulla colonna. Stototrock! Ecco, Insaccato, manco fossi un salame. La mia osteopata mi ha messo a posto oggi pomeriggio.
Santa Cristina da Boavista.

lunedì 7 dicembre 2009

Patatina e il time management

Patatina e il time management

Giovedì allenamento in palestra venerdì e sabato scarico. Mi pregustavo già domenica lunedì (ponte ) e immacolata, tre giorni di allenamento al mio parchetto. Cani permettendo.
Domenica è piovuto: mi sono allenato lo stesso. Oggi lunedì è piovuto ancora di più, cosa avreste fatto voi? Io mi sono allenato lo stesso. Erano le tre del pomeriggio. C’era pioggia, faceva freddo. Non c’era nessuno. Un po’ deprimente ma alla fine è stato bello lo stesso. E ci andrò anche domani ( è prevista pioggia)

Se avete la moglie, compagna (o chi per essa) incinta,siete sicuri che riuscirete a fare quello che facevate prima una volta Patatina o Patatino è nato? Dovrete rinunciare a molte cose perché la vostra vita ormai è scandita dai tempi di una persona che è alta (lunga) un terzo di voi ma caga il doppio. Però se Porchetta ha studiato Time Management e la vostra compagna è talmente intelligente (o sensibile) da capire quali sono le cose importanti allora avete fatto un passo verso L’Immortalità.
Ho cambiato orari della palestra e mi alleno al parco molto più frequentemente e devo dire che i progressi ci sono stati.
Ma le due componenti sono fondamentali: Patatina laureata in Management e un Genio che l’allatta

venerdì 27 novembre 2009

Cani al pascolo I

Mi vado ad allenare al parchetto sotto casa. E da buon cittadino medio che non ha animali domestici, prima mi irrito, poi mi sdegno e infine mi incazzo come un cinghiale quando i loro padroni, lasciano liberi i cani dal guinzaglio a scorazzare e “altro”, fuori dagli spazi loro riservati.
Nel “mio” parchetto sono 4 i tizi i che fanno questo. Li ho identificati.
Uno di questi ha un setter grigio e marrone.
Quell’imbecille un paio di domeniche fa lo aveva lasciato libero e questo era venuto nel “mio” praticello a pascolare.
Mi sono fermato e mi sono sbracciato per indicare al padrone di richiamarlo e che stava per sporcare.
E questo non va a capire che stavo facendo dei complimenti del tipo “ah che bel cane, ah come è simpatico, ah guarda come caga bene nel prato dove mi sdraio per terra”?. E mi fa un sorriso da ebete.
A questo punto il cane, che intanto ha trovato la sua dimensione, inizia a cagare, al che io sempre con linguaggio del corpo riesco farmi capire che non doveva farlo. Lui allarga le braccia come per dire “che ci posso fare?” e se ne va senza pulire.
L’ho vaffanculeggiato ad alta voce.

Adesso il “mio” praticello sembra la sala da pranzo della mucca Carolina.