Visualizzazione post con etichetta diventare immortale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta diventare immortale. Mostra tutti i post

domenica 12 luglio 2026

Allora... Come sta?

Il mio amico Ewan Robertson è di Friochglen, un piccolo borgo delle Highlands, tra Edimburgo e Aberdeen. Si chiama così perché frìoch in gaelico significa "erica".
Ewan è un Highlander. Non solo perché la sua famiglia vive lì da generazioni, ma anche perché, quando gli chiedi da dove venga, visto il suo inglese con un accento di provenienza indecifrabile, ti risponde come Connor MacLeod: «Da un sacco di posti diversi».
È nato in Sudafrica, è vissuto in India, si è laureato a Hong Kong e oggi vive a Milano con Annalisa.
Annalisa Reggiani è la meravigliosa moglie di Ewan. Lei arriva "solo" da Milano, ma fa un sacco di cose diverse. Oltre a crescere due adolescenti e due cani che, a suo dire, hanno le medesime esigenze, aspettative e occorrenze, il cui ritorno è decisamente differente, lavora come consulente nella società di Ewan e, non contenta, si occupa anche di quattro bambini privi di una famiglia che possa davvero essere chiamata tale. Cucina per loro, li segue nei compiti, riordina le loro camerette e i loro armadi e cerca, ogni giorno, di farli sentire un po' meno sperduti di quanto la vita li abbia resi.
Ewan Robertson è anche il mio compagno di bevute. Quando gli dici che è ora di andare a casa perché ormai sei in gaìna — termine milanese che identifica uno stato avanzato di ebbrezza e che, da qualche anno, è stato adottato anche dai dialetti scozzesi orientali — la sua stazza da un metro e novantacinque per cento chili ti dà apertamente ragione: «...ma prima l'ultimo giro.»
Io prendo una birra. Lui un sidro.
Annalisa Reggiani è invece una fine degustatrice. Controbilancia la quantità e la qualità un po' ruvida delle nostre bicchierate con la ricercatezza delle sue conoscenze enologiche, proponendoci sempre vini e liquori di alto livello durante gli aperitivi e le cene alle quali partecipo con una costanza quasi commovente.
Duncan Robertson è stato ufficiale della Royal Navy durante la Guerra delle Falkland e la Prima Guerra del Golfo. In battaglia si è meritato una Victoria Cross. È il padre tutto d'un pezzo del mio amico Ewan.
Mi sono sentito emotivamente molto coinvolto quando le notizie sulla salute del Commodoro Robertson, ormai in pensione, hanno iniziato a volgere al peggio e i figli sono stati convocati con urgenza per aprire il famoso Death Folder: la cartelletta contenente il testamento, i lasciti, le disposizioni e tutte le procedure da seguire in caso di morte.
«È un ex ufficiale della Marina. Che cosa ti saresti aspettato di diverso?» mi disse Ewan poco prima di partire per la Scozia, parlando finalmente con un accento scozzese riconoscibile perfino da me.
Mettendomi nei suoi panni, pensai che gli avrebbe fatto piacere avere un amico italiano presente al funerale. Circondato da parenti e amici scozzesi, dalle prefiche di Aberdeen — boh, ci saranno anche delle chiangimorti in Scozia, mi dicevo — la comparsa di un italiano fanfarone e smargiasso, capace di portare un po' di sole anche in quel momento, avrebbe sicuramente alleggerito l'atmosfera. E Annalisa avrebbe finalmente potuto interrompere la lunga serie di conversazioni di circostanza in inglese con qualche cazzata in italiano.
Così iniziai quasi a prepararmi anch'io al funerale.
La celebrazione. I commilitoni. La parata militare. Il discorso dell'amico del cuore. La lettura del telegramma di re Charles. Poi il rinfresco, le chiacchiere, i parenti incuriositi dalla presenza dell'italiano, le strette di mano, tutti elegantissimi, qualcuno con il kilt...
Piano piano nella mia testa prendeva forma l'atmosfera di Quattro matrimoni e un funerale: naturalmente io avrei incontrato la mia Andie MacDowell, che avrebbe avuto le sembianze della figlioccia di Duncan: una vedova quarantenne dai lunghi capelli rossi, con un ventaglio di efelidi sul viso. Mi avrebbe accompagnato al mio B&B e, dopo un'accurata degustazione di whisky, avrebbe deciso che passare la notte con me fosse il modo migliore per onorare la memoria del Commodoro Robertson.
All'inizio chiedevo a Ewan e ad Annalisa come stesse il signor Duncan. Poi soltanto ad Annalisa, perché il peggioramento sembrava ormai inevitabile.
Un giorno Ewan tornò a Milano scuotendo la testa.
«Sono rientrato per alcune faccende urgenti, ma temo che tra un paio di giorni dovrò risalire definitivamente.»
«Mi dispiace», gli rispondevo, mentre con la mente ero già sul sito della Ryanair.
Poi, un bel giorno, il signor Duncan si alzò dal letto. Fece la doccia, si rasò con cura, si vestì di tutto punto, lucidò perfettamente scarpe e medaglie, prese il suo swagger stick e si recò con i suoi ex commilitoni sulla scogliera vicino a Stonehaven per il consueto brindisi del terzo giovedì del mese, versando un bicchiere di whisky nel mare in memoria dei compagni caduti. Nelle ore successive fece tutto ciò che un uomo che non ha alcuna intenzione di morire farebbe: rimise a posto il Death Folder, sistemò alcune pratiche in sospeso e, soprattutto, decise che non sarebbe morto.
Tuttavia l'idea della rievocazione del film con Hugh Grant si era ormai radicata nella mia mente. La ricerca di birrerie, B&B e autobus di collegamento riempiva la mia cronologia di navigazione.
La mia ossessiva ricerca di informazioni sullo stato di salute di Duncan non destava sospetti, specialmente in Annalisa, fino a quando una sera, durante un aperitivo trasformatosi in una degustazione di prosecchi, ormai abbastanza alticci, le rivelai il mio segreto.
Dopo un momento di esitazione, durante il quale Annalisa valutò con attenzione il mio stato mentale, scoppiò in un'interminabile risata e, da quel momento, le conversazioni successive non furono più le stesse. Divenne la mia complice nella pianificazione dell'immaginario viaggio.
«Facciamo così: quando succede tu prenoti soltanto il volo. Io dico a Ewan che, per puro caso, ti trovi a Edimburgo per un weekend lungo e che verresti volentieri al funerale, ma non sai se, per riservatezza o per semplice discrezione, sia il caso di fartelo presente. Non prenotare l'hotel: conoscendo la famiglia Robertson, finisci direttamente a casa della rossa lentigginosa. Avresti anche la scusa per non vestirti a lutto... Ewan non dovrà mai saperlo e questo segreto ce lo porteremo nella tomba.»
«La tomba di chi?»
Questa situazione era talmente assurda che ci scrissi un racconto, leggero e divertente, e lo feci leggere ad Annalisa. Si divertì moltissimo. Lo lesse, lo rilesse e continuò a ridere.
Una sera, a cena, Ewan mi mostrò i fogli.
«Sei un idiota», disse sorridendo. In scozzese quella frase significa contemporaneamente affetto, incredulità e il riconoscimento che uno non si inventa una storia del genere se non vuole davvero bene a una famiglia.
«Annalisa non ti ha tradito», aggiunse. «Ma sono il figlio di un ufficiale specializzato nel controspionaggio.»
Qualche tempo dopo, tuttavia, mi dissero che alla fine Duncan era morto e che fosse inutile mettere in scena tutta quella pantomima. Anzi, a Ewan avrebbe fatto piacere che fossi presente al funerale. Saremmo partiti tutti insieme, avrei alloggiato nel B&B di suo fratello e ne avrei approfittato per visitare un po' la Scozia e Edimburgo.
Come nel film, arrivai in ritardo.
Quando entrai nella piccola chiesa di pietra, la cerimonia era già iniziata. Rimasi in fondo, quasi nascosto dietro gli ultimi banchi. Davanti a me sfilavano uniformi impeccabili, vecchi ufficiali con il petto coperto di medaglie, uomini in kilt dai colori dei rispettivi clan e parenti raccolti in un silenzio composto. Una cornamusa accompagnò l'uscita del feretro, mentre all'esterno il vento delle Highlands piegava l'erica e faceva sventolare le bandiere.
Seguì il rinfresco riservato ai familiari e agli amici più stretti, nella splendida casa di famiglia dei Robertson, affacciata sulle colline. Continuavo ad avvertire una strana inquietudine, che attribuivo al funerale, al viaggio e all'emozione del momento.
Mentre chiacchieravo con Annalisa, alzai il bicchiere di whisky verso la fotografia del defunto, incorniciata da ghirlande di erica.
«Beh... al signor Duncan.»
Annalisa scoppiò a ridere.
«Ma lui non è Duncan.»
«Come sarebbe?»
«È suo cugino.»
Aspetta.
Come?
Un militare.
In uniforme.
Novant'anni.
Medaglie.
Bastone.
Whisky.
Mi squadra.
Gli occhi ancora incredibilmente vigili, con quell'espressione ferma di chi è abituato a impartire ordini e ad aspettarsi che vengano eseguiti.
Dice qualcosa in gaelico.
Non capisco una sola parola.
Alle mie spalle una giovane donna dai lunghi capelli rossi raccolti in una coda di cavallo, gli occhi verdi e il viso cosparso di lentiggini mi guarda sorridendo.
«Ha detto: "Sei l'italiano più idiota che abbia mai conosciuto."»

Ewan Robertson veniva da un sacco di posti diversi. 
Duncan Robertson, invece, sembrava deciso a non andarsene da nessuna parte.

sabato 2 maggio 2026

Ma perché non ti trovi una fidanzata? sei (così) un bell'uomo... VI

Volevo condividere con voi questa perla dalla mia rubrica. 

giovedì 3 luglio 2025

Ma perché non ti trovi una fidanzata? sei (così) un bell'uomo... IV

Le app di dating sono fuffa per me.
Non perché non funzioni l’idea in sé — ci mancherebbe, chi sono io per giudicare l’algoritmo dell’amore? — ma perché non riflettono le mie reali esigenze.

Tinder mi propone un’alternanza deprimente: o profili finti con IA generate col generatore "ragazza carina standard", o prostitute vere. In entrambi i casi, l’obiettivo è fotterti i soldi.
(Magari fosse solo “fotterti”.)

Facebook Dating, invece, mi propone cose inspiegabili. Tipo donne che hanno messo "madre single di 4 figli" nella bio e che cercano “uomo sincero con valori, ma con moto e casa al mare”.
Come se avessero premuto a caso su tutto ciò che non c’entra con me.
O forse l’algoritmo ha capito tutto.

Certo, è anche vero che mi posiziono alle estremità della gaussiana:
non abbastanza disagiato da disperarsi, non abbastanza banale da piacere a quelle che “adorano viaggiare e la sincerità " (ma dai? Pensavo ti piacesse passare il tuo tempo alla Lidl per incontrare uomini che ti prendono per il culo),
non così giovane da piacere alle venticinquenni, ma troppo mentalmente e fisicamente giovane per compatirmi con le “coetanee spaccate” che mi propone il sistema.
(Nota per gli umani sensibili: “spaccate” non è un insulto, è una constatazione antropologica.)

Insomma, sono nella terra di nessuno del desiderio:
troppo "saggio" per le giovani, troppo vivo per le vecchie, troppo consapevole per fingere, troppo Porco per fingere troppo.

E quindi che succede?
Succede che già è difficile organizzare un incontro. Poi scambi due messaggi, guardi meglio le foto, leggi la bio e capisci che non va bene per te.
E se proprio arrivi al vis-à-vis...
...ti cascano i coglioni sul tavolino del bar.

Quindi?
Che faccio?

(Lo chiedo a voi. Ma anche al mare, ché magari risponde prima lui.)

P.s.  Non scrivete consigli, solo coordinate GPS. 




giovedì 15 maggio 2025

BAD - Best Dad Ever : il Bignami di Indiana Jones

Ieri sono andato a casa dei miei (che sto svuotando, operazione che consiglio solo ai forti di spirito), e c’era anche Alice. Si pranza insieme, chiacchiere, pane, affetto… e a un certo punto, preso da uno slancio di nostalgia mista a esaltazione filologica, tiro fuori Il Bigino.

Non un bigino qualsiasi.
Un Bignami del liceo: 800 pagine fitte fitte, oltre 20.000 forme verbali greche con traduzione, paradigma, analisi grammaticale… una bibbia tascabile per sopravvivere alle versioni di greco senza perdere la fede.

Lo porgo a mia figlia con la reverenza con cui si offre Excalibur, e le dico:
“Guarda Alice, questo mi ha salvato la vita. È un capolavoro. Una meraviglia. Una roba da studente disperato.”

Lei lo prende come si prende un reperto di dubbio valore, e con quel tono a metà tra lo scettico e l’annoiato – che solo gli adolescenti riescono a padroneggiare con tanta grazia passivo-aggressiva – mugugna qualcosa tipo:
“Eh… ok… boh…”
La faccia è quella di chi pensa: "Un’altra reliquia anni ’80. Il vecchio ci ricasca. Che barba."

Ma io non mollo.
“Dai, dimmi un verbo difficile. Uno bello bastardo, irregolare.”
Lei ci pensa (giusto per non farmi contento troppo in fretta), lo spara, e BAM: io glielo trovo. Analisi grammaticale, paradigma, tutto.
Risultato?
“Eh, tanto non serve a niente.”
Sipario. Bravo papà, torna pure nell’ombra.

Ore dopo, torniamo a casa. Lei è in camera sua, io nella mia. A un certo punto la sento parlare al telefono con un’amica, e giuro che potrei citare testualmente:
“Oh ma sai cosa mi ha dato mio papà? Un libretto fighissimo! Ci sono dentro 25.000 forme verbali con traduzione, paradigma, analisi grammaticale… una figata pazzesca!”

Con la voce di Indiana Jones davanti all’Arca dell’Alleanza.

E io, dal corridoio, in silenzio… ho sorriso.
Perché ok, sarò anche un rottame anni ’80.
Ma certe reliquie, alla fine, brillano ancora.



martedì 6 maggio 2025

L' Antigone glitterata. BAD (Best Dad Ever) edition

E alla fine ci siamo andati al Teatro Arcimboldi! Alice, con i suoi 15 anni, elegante come una madrina del festival di Cannes e Agata in versione "guardo un po' e poi mi addormento" ancora convinta di triturarsi l'anima con una tragedia greca.

Del resto, il Porco aveva venduto bene la cosa: "Ragazze, stasera vi porto a vedere l’Antigone di Sofocle. Una delle vette del pensiero classico. Ma con un taglio contemporaneo, attori che solitamente fanno commedie, tipo Lorella Cuccarini nella parte di Antigone e Gassmann in quella di Creonte..."

Non hanno fatto una piega.
Alice, anzi, illustrava ad Agata il mito di Antigone, spiegandole in maniera molto chiara la trama e le caratteristiche.
Il palco aveva un grande tendone azzurro che ondeggiava. Agata mi ha chiesto:
"Papi, ma cosa c’entra il mare con l’Antigone?"
"Beh, è ambientata in Grecia..."
Risposta tecnicamente ineccepibile.

Poi si spengono le luci. Parte l’ouverture. Un medley di ABBA che manco al matrimonio di Meryl Streep.
E lì… BOOM!
Realizzazione.
Sorpresa. Occhi sgranati. Sospetto. Trafiletti di panico.
Alice sussurra:
“Ma… è Mamma Mia?”
"Eh sì."
“Ma… in italiano?”

Dispiacere. Dramma.
(Poi però ha scoperto che le canzoni erano in lingua originale, e le si è riaccesa la luce negli occhi.)

Da lì in poi: gioia pura.
Abbiamo riso, abbiamo ballato, abbiamo cantato (soprattutto io e Agata), mentre Alice cercava disperatamente di mantenere un minimo di dignità pubblica tirandoci gomitate a ogni strofa.
Eppure anche lei sorrideva. Rideva.
Le ho viste felici.
Felici davvero.

E allora il Porco ha pensato che ogni tanto ingannar le figlie è cosa buona e giusta.
Soprattutto se il tranello finisce a suon di Dancing Queen e applausi a scena aperta.



sabato 3 maggio 2025

Mamma Mia ! BAD (Best Dad Ever) edition

Il Porco, sempre in vena di scherzi, cerca ancora di mettere nel sacco le figlie. Cosa sempre più difficile, quindi lo scherzo si affina.

Ultimamente le ho portate a vedere dei monologhi su Penelope, Circe e Galileo, spacciandoli come qualcosa di utilissimo per la scuola. A sorpresa, è anche piaciuto.

Stasera ho rilanciato: "Andiamo a vedere l’Antigone di Sofocle. Una tragedia greca fondamentale, un capolavoro letterario assoluto, vi farà benissimo per la scuola."
Sembravano mediamente interessate. Persino un po’ contente.

Ho rincarato la dose: "Ci sono due attori noti per ruoli leggeri, che stavolta si cimentano con la tragedia: Lorella Cuccarini fa Antigone, Alessandro Gassmann è Creonte."

E loro niente. Hanno annuito. Nessuna perplessità.
Ma come si fa a pensare che Lorella Cuccarini interpreti Antigone? E Gassmann, che magari un Creonte lo farebbe pure bene, insieme a lei sul palco? Dai, Cuccarini tragica quanto un karaoke di fine scuola.

E invece eccoci qui.
Stiamo per entrare a teatro a vedere Mamma Mia!
Con il cast originale.
Danza, musica e ABBA a tutto volume.
Il Porco ha colpito ancora.



venerdì 2 maggio 2025

Ma perché non ti trovi una fidanzata? sei (così) un bell'uomo... III

Fastidio

Come mi dà fastidio quando parli con una tipa che non conosci.
Non ci stai provando, eh — stai solo facendo due chiacchiere sul treno, in palestra, al mare, perché ci stai lavorando insieme, o perché semplicemente siete due esseri umani nello stesso spazio. Sticazzi.

E lei, sempre, sempre, sempre, infila dentro la conversazione un riferimento al marito, al fidanzato, al convivente.
Un’attività che fanno insieme, una sua opinione, una vacanza, una battuta. Una scaglia di uomo buttata lì, tipo repellente.

Ma lo vedi che sto parlando con te?

Parlando. Non ti sto mettendo la lingua in bocca. 

Fastidio.

E la sfanculo.

In ogni caso, ha ottenuto quello che voleva.






giovedì 1 maggio 2025

Ma perché non ti trovi una fidanzata? sei (così) un bell'uomo... II

E niente, ieri ci sono uscito per la seconda volta (a 7 mesi di distanza) – pensavo fosse cambiato qualcosa, magari fossi cambiato io…

Niente… non mi piace un cazzo: mi sono sforzato, ce l’ho messa tutta… ho anche bevuto una quantità di birra accettabile per vedere le cose con un po’ più di ottimismo, ma niente…

…che poi la serata è andata anche bene (aperitivo lungo; vaffanculo, però ho pagato io e manco il gesto di dividere), bella chiacchierata, ma niente…

Mi ha anche chiesto di “salire” per un caffè (!). In realtà era “scendere”, perché abita in un seminterrato: sì, d’accordo, carino, però un po’ triste, umido, un lieve odore di muffa che si mischia con la puzza di merda dei bisogni di tre gatti, che prende a giornalate e poi subito dopo li riempie di coccole.

Ho bevuto il caffè e me ne sono andato; non so cosa si aspettasse (beh, sì, lo so), ma io sapevo già che mi sarei bevuto il caffè e me ne sarei andato.

Il caffè era buono comunque…

L'ha fatto la macchinetta delle cialde.



venerdì 20 dicembre 2024

Fossi Figo IX

Il Porco ha scoperto che la sua miopia peggiorava anno dopo anno per colpa di un gioco subdolo durante le visite oculistiche. L’oculista, cambiando le lenti per il controllo, mi chiedeva con aria innocente: “Vedi meglio così o…”, aggiungendo una mezza diottria, “così?”. E io, ingenuo: “Beh, meglio la seconda”. Risultato? Una gradazione sempre più alta e una miopia in continua espansione.

Le lenti a contatto che avevo fatto preparare erano un capolavoro di precisione ottica: potevo distinguere dettagli imbarazzanti della mia dirimpettaia, la mia tabella optometrica personale, (sto parlando della sua cucina... honni soit qui mal y pense). Però, con il tempo, mi sono accorto di un problema: non riuscivo più a vedere bene da vicino. Libri, cellulare, bricolage… tutto diventava sfocato. Così, per continuare a dedicarmi a questi piaceri della vita, ho dovuto cedere agli occhiali da presbite.

Poi, per puro caso, un errore in un ordine di lenti a contatto morbide usa e getta – con una gradazione molto più bassa – mi ha aperto un mondo nuovo. Non potevo più vedere i dettagli delle pietanze della suddetta vicina (un sacrificio accettabile), ma potevo leggere senza bisogno degli occhiali da vicino! Da lì, l’illuminazione: il Porco ha fatto preparare una lente a gradazione bassa per l’occhio sinistro e una un po’ più forte per il destro. Ed ecco le conseguenze:

  1. Non metto più gli occhiali da presbite. Ricorda bene che il Porco e la vecchiaia sono su due rette parallele (come giustamente ricorda il titolo del blog): a sedici anni ho smesso di portare gli occhiali e ora, con le lenti, dovrebbe aggiungerne un altro paio? Assurdo!

  2. Ho accumulato una decina di paia di occhiali che, in un moto di generosità, regalo a chi ne ha bisogno sul momento, atteggiandomi a filantropo casuale.

  3. Ho lenti a contatto a gradazione molto alta che uso per occasioni speciali: teatro, cinema, lunghi viaggi in moto o qualsiasi attività all’aria aperta. In quei momenti, mi trasformo in un supereroe: Occhio di Falco, il re della supervista. La mia kriptonite? Tutto ciò che si trova a meno di mezzo metro da me è una sfocatura degna di un quadro impressionista.




giovedì 4 marzo 2021

Ma perché non ti trovi una fidanzata? sei (così) un bell'uomo...

Stavo facendo una riflessione su una creazione di un Libro Nero della mia vita. 

In realtà l'ho fatto e basta. 

Ho segnato le cinque persone che mi hanno recato più dolore nella mia vita: talmente male che se non le avessi incontrate, la mia vita sarebbe andata diversamente.

Per il piacere della statistica, ben tre donne si piazzano entro i primi 4 posti.



domenica 22 novembre 2020

Dentro l’acqua, dentro te

 Il mare ci culla, lento, come se sapesse.

Nuotiamo vicini, ma la distanza è una finzione: bastano i tuoi occhi perché tutto si accenda.
Poi ti lasci andare sul materassino, apri le gambe, mi richiami a te con le cosce, come un’onda che non ammette scampo.
Mi avvolgi.
Mi baci.
Sento il freddo dell’acqua sulla schiena, ma il tuo corpo è calore puro, febbre, pelle che brucia sotto il sole e sotto la voglia.

Le tue braccia ci tengono insieme al materassino, ma sei tu a tenermi davvero.
Sento il tessuto del tuo costume che scivola, il tuo respiro che si mescola al mio, i tuoi capezzoli tesi contro il mio petto.
La tua mano si muove, lenta, consapevole. Sposti lo slip. Mi lasci entrare in te.
Senza parole, senza esitazioni.
Solo il mare intorno, solo il tuo corpo, solo il nostro ritmo, sussurrato tra le onde.

La mia bocca è nella tua, il tuo fiato dentro il mio.
Ci aggrappiamo l’uno all’altra come naufraghi, ma non stiamo affondando: stiamo volando, sprofondando in qualcosa di più liquido del mare, più profondo del desiderio.
E mentre il mondo si dissolve in spruzzi di luce e pelle bagnata,
arriva quel momento.
Lì, tra acqua e cielo, ci lasciamo andare.
Insieme.

venerdì 22 novembre 2019

Meditazione Profonda

Era seduto sul letto, a gambe incrociate. Immobile.
Sembrava stesse meditando, o fingendo di farlo. Lei lo guardava, la pelle ancora lucida d’acqua, il corpo che ancora sapeva di doccia e di voglia.
Lasciò cadere l’asciugamano. Nuda, bagnata, salì sul letto. I capelli gocciolavano, le cosce brillavano d'umidità.

Si avvicinò lentamente a quattro zampe, il seno che dondolava morbido sotto di lei, le labbra tese verso le sue. Lo sfiorò appena. Nessuna reazione.
Gli baciò la guancia, poi inclinò la testa e gli offrì l’orecchio, il collo… proprio lì, nella piega tra la nuca e la spalla, dove ogni volta si apriva come fiore sotto la lingua.

Niente.
Solo il suo respiro regolare, quel suo silenzio carico.
"Meditazione profonda", lo chiamava.
Ma a lei sembrava una provocazione.

Allora si mosse. Serpentina, decisa, fece scivolare il suo corpo intorno al suo.
Le labbra le divennero dita. Lo accarezzò col fiato, col ventre, coi capezzoli duri che sfioravano la sua schiena.
Baciò il collo, la spalla, poi scese. Il fianco. Le costole. Le sue labbra tremavano e non solo per il freddo dell’acqua che le colava tra le cosce.

Non si era accorta che, senza ricevere nulla, si stava accendendo.
La sua quiete la faceva impazzire. La sua inazione era un invito.
Sentiva il calore salire, il centro tra le gambe umido, pulsante.
Era la doccia? No. Era lui. Era lei.

Poi lo fece.
Ruotò.
E con una lentezza indecente, gli sfiorò le labbra con la natica.
Un attimo dopo, l’interno del gluteo.
E lì — sì — qualcosa si mosse.
Un fremito. Un respiro caldo.
E poi quella lingua.
Morbida. Umida. Vivo desiderio.

Le sue gambe si aprirono senza chiedere permesso.
Le mani sul materasso, il bacino ruotato, spalancato come una risposta.
E quando le labbra le si attaccarono tra le pieghe, la razionalità saltò in aria.
Non pensava più.
Non chiedeva più.
Godeva. Tremava. Si apriva, si perdeva.
E venne. Forte. Lunga. Profonda.
Come un'onda che ti strappa il respiro e ti lascia lì, nuda e viva, sul bordo del mare.

martedì 25 giugno 2019

Fossi Figo VI



Per il cinquantunesimo anno consecutivo, il Porco ha superato la prova costume.  
Anche perché pare che abbia il Legamento Crociato Posteriore rotto, da almeno 10 anni(!) e devo farmi operare. Ho pensato che scendere di qualche chilo sarebbe stato utile. 
Sono ormai due mesi che non corro: al mare nuoto, ma solo a stile libero; mi sono iscritto ad un corso di windsurf e mi arrampico. 
Almeno faccio qualcosa, nell'attesa dell’operazione che non so quando è.  
Almeno mi tengo in forma per il 2020.

sabato 4 agosto 2018

Un altro coccodrillo

Tempo fa avevo scritto un post commemorativo in caso di morte di Amanda. Un coccodrillo. Amanda è una persona di spirito e ha riso per questo, dicendo che nessuno glielo aveva mai scritto. Io ho aggiunto che purtroppo non avrebbe avuto la possibilità di leggerlo e per questo io l’avevo scritto.
Ieri ho invece scritto un’orazione funebre, di quelle che si leggono al funerale, per il mio migliore amico, che al momento sta benone. 
Ditemi se non è commovente. (Ometto il nome per motivi di privacy).
“Ho scritto su un foglio queste parole, perché non saprò se nei prossimi momenti la mia voce avrà la forza di comunicarvi quello che provo in questo momento. 
Gli ho chiesto il permesso di avere la possibilità di ricordarlo non come professionista o come amico, ma quello che è stato per me in questi anni. 
G. è stato il fratello maggiore che non ho mai avuto e che ho sempre desiderato e io penso di essere stato il fratello piccolo che non ha mai avuto. Mi disse un giorno che al suo funerale avrebbe voluto vedere dei sorrisi invece che lacrime, ma, scusate, anche per me oggi è molto difficile trattenere le lacrime. 
Ho conosciuto G. molti anni fa, una vita fa, una sera da una amica comune: ci mettemmo a parlare del Signore degli Anelli, di Giochi di Ruolo e di pittura di miniature. Ma ad un certo punto disse una cosa, e da quel momento decisi di non farmelo scappare. Mi disse: Porco, ti voglio raccontare una cosa che mi è successa. E incominciò:
Una volta ero in Sardegna in mezzo al nulla e faceva caldissimo ed era tutto secco e cercavo disperatamente un po’ d’acqua. Ad un certo punto vidi un pozzo e per vedere se sul fondo ci fosse un po’ d’acqua presi un sassolino e lo buttai dentro. Non sentendone il rumore, decisi di prendere un sasso più grande, ma non sentendo di nuovo il rumore sul fondo, ne presi un altro ancora più grande. Niente : neanche con quello. Allora presi un masso molto grande e con un’enorme fatica lo sollevai e di nuovo lo buttai nel pozzo. Niente. Sfiduciato mi allontanai per cercare altro, quando ecco che capitò una cosa stranissima. Vidi una pecora correre all’impazzata verso di me e buttarsi nel pozzo. Completamente frastornato, mi incamminai verso un tizio, un pastore, per chiedergli se avesse dell’acqua perché erano ore che camminavo ed ero molto assetato e lui me ne diede. Dopo che bevvi mi chiese : senta ma visto che era qui in giro, non è che ha visto una pecora ? Me ne manca una. Mah, gli risposi, a dir la verità ne ho vista una poco fa correre come una matta per poi buttarsi in quel pozzo là in fondo. E lui: ah no grazie. Non è la mia: la mia era legata ad un masso. “

mercoledì 30 agosto 2017

Un po' di cose da fine estate.

Ho deciso che una delle cose che farò prima o poi, sarà quella di percorrere il cammino di Santiago di Compostela. Non ho deciso ancora né la distanza, né quale, né in che periodo dell'anno, né soprattutto quando. 
Sono attirato dall'idea della sfida, dall'obiettivo e dal percorso catartico che trascende ogni credenza religiosa (come cazzo ho fatto a scrivere questa frase, non lo so).
In altre parole, il Porco da anticlericale, peccatore e discreto bestemmiatore, si farebbe una bella passeggiata a piedi di qualche centinaio di chilometri perché sicuramente ne ritornerebbe accresciuto spiritualmente.

***
Da buon consumatore di caffè, ho provato a fare un esperimento. Ho comprato il macinino a mano e il caffè in grani. Stamattina ho provato il primo caffè con questo metodo ma è venuta un po' una schifezza. Si sente che il caffè (in grani) è buono, l'ho preso in torrefazione, ma, secondo me, deve essere macinato più fine e devo pressarlo molto di più perché era un po' acquoso. 
E niente, volevo dirlo. Poi comprerò la cuccuma e mi dovrò svegliare mezz'ora prima.





giovedì 27 luglio 2017

Terra di Mezzo

C'era una volta un Vetrino che viveva sulla riva del mare. Non in acqua dove inizia l'onda e non sulla sabbia asciutta: proprio sulla Riva, a metà strada tra l'Acqua e la Terra. Era come quelli che si trovano nei posti sul mare, dove non ci sono solo sabbia o solo scogli; non aveva una forma particolare che ricordasse un cuore o una stella; non aveva un colore particolarmente raro per un vetrino, giallo limone o arancione tramonto: era verde, come altri mille lì intorno. 
In questa mediocrità inaccettabile, a suo dire, riusciva ad essere splendente come uno smeraldo, come se il colore più comune in Natura si fosse fuso con l'acqua.
Decise di farsi Raccogliere, ma divenne opaco nonostante fosse stato lucidato e cosparso di olii, ma quella brillantezza non era reale e anche la luce artificiale  dell'acquario, pur molto simile al sole, non gli rendeva lo splendore che avrebbe meritato. E poi, diciamocela tutta, c'erano acqua dolce e pesci mai visti prima!
Fu così che volle ritornare al mare. Non si posizionò sulla sabbia, dove il sole l'avrebbe asciugata e nemmeno nel mare, dove non avrebbe preso i raggi del sole. 
Si coricò sulla riva, in quella terra di mezzo dove era nata. Dove l'acqua avrebbe lucidato la sua pelle e il sole l'avrebbe fatta risplendere. 
Sì, la sua Terra di Mezzo! In fondo era giusto che fosse lì: era fatta di terra e di acqua. 




sabato 22 luglio 2017

Fossi Figo IV bis

Premesso che vi sto scrivendo dalla riva del mare )poi metto la foto di quello che sto vedendo) , volevo completare il post di ieri con un po' di commenti. 
Quando ho fatto il corso di apnea, una delle parti di studio e pratica erano le tecniche di salvamento. Per l'apnea sono un po' diverse dal salvamento normale. La prova d'esame consisteva nel fare  25 metri a nuoto , scendere di 4-5 metri, recuperare il soggetto che si presume sia in sub o un apneista  (togliere i pesi, la maschera e l'equipaggiamento ) e riportarlo indietro nuotando altri 25 metri. 
Non perché il Porco debba fare il figo ma siccome avevo delle buone doti di apnea , avevo chiesto e dimostrato agli istruttori che , invece di fare 25 metri a nuoto e poi scendere sott'acqua per recuperare l'infortunato, avrei potuto fare gli ultimi dieci- quindici metri sott'acqua e recuperare il soggetto "da sotto" invece che dall'alto. 
La prova d'esame ovviamente sarebbe stata invalida ma gli istruttori mi hanno fatto un discorso un po' più etico. 
Il momento del salvataggio di una persona, mette in pericolo chi si appresta a compiere l'azione, nessuno è obbligato a rischiare la propria vita per salvare quella di un'altra persona. E mi ricordo che ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti che ciascuno di noi avrebbe cercato di salvare una persona a prescindere dalla situazione ma perché gli apneisti sono un po' tutti matti, ma non sarebbe stato obbligatorio farlo.
Per questo non ho avuto esitazione a buttarmi in acqua ieri. E detto tra di noi il bagnino secondo me non ce l'avrebbe fatta da solo. 
Immaginate poi se la persona in pericolo fosse un familiare o un amico. La questione non è la volontà di salvare una persona ma la consapevolezza di poterci riuscire. Ecco. 

Ok

venerdì 21 luglio 2017

Fossi Figo IV

Oggi c'era mare mosso ; un signore si stava schiantando sugli scogli perché era stanco e non riusciva a ritornare a riva. Il bagnino se n'è accorto ma non riusciva ad avvicinarsi. Mi sono buttato in acqua e l'ho tirato fuori. 
Porca miseria come pesava. 



giovedì 6 luglio 2017

Porco Tyson

Ho fatto una lezione di prova di Boxe. Erano un po' di anni che avevo puntato uno sport di combattimento e in particolare la boxe. In questi anni sono cambiate tante cose e alla fine è arrivato anche il cambio dello sport. 
Una palestra che si chiama Ursus, l'odore di sudore stantio, la pulizia molto dozzinale ma soprattutto la fatica, l'impegno degli atleti. Queste sono le prime cose che mi hanno colpito quando sono entrato in questo posto. Poi sono state subito due ore piene di allenamento. La preparazione fisica è bellissima: moltissima ginnastica a corpo libero, la corda è un po' tutti gli esercizi dei film classici sulla boxe: poi c'è un po' di tecnica e sempre il confronto fisico con un avversario. 
Non è il kung fu, è qualcosa di diverso: c'è sudore e tanta fatica. 
Ed è quello che ci vuole e vediamo se avrà futuro.