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domenica 14 giugno 2026

De Inexplicabili Generatione Duarum Filiarum Decem Ex Porco Quattuor et Dimidii (Come il Porco prese 4 e mezzo in greco e riuscì comunque a generare due figlie da 10)

Le due Principesse (sarebbero le ex Patatina e l'ex Patagata), che ormai frequentano il I e il II liceo classico (IV e V ginnasio per i nostalgici e per quelli che ancora parlano di dracme e lire), hanno finito la scuola e finalmente il Porco dispone del quadro completo della situazione.

La diagnosi è la seguente: sono state promosse entrambe.
E pure bene.

La storia di Alice.

L'anno scorso ero molto preoccupato.
Alice voleva rimanere nel "prolungamento" della scuola privata che frequentava, ma diversi fattori mi hanno convinto a insistere perché cambiasse ambiente, uscisse dalla campana di vetro e si confrontasse con il resto della gioventù milanese.
Lo ammetto: ho un debole per la scuola pubblica. Sarà che mia madre ci ha insegnato una vita, sarà che continuo a credere che una scuola debba essere un posto dove incontri persone diverse da te, non una versione leggermente modificata di te stesso.
Alice si trovava a scegliere tra una realtà con una dozzina di professori e poco più di cento studenti e una specie di piccola città con novanta docenti e oltre mille ragazzi.
E poi, diciamocelo: se un liceo scientifico è classificato trentottesimo su quaranta nella provincia di Milano, qualche domanda uno se la fa.
Avevo paura che il cambiamento la travolgesse.
Invece no.
Metodica come una mietitrebbia tedesca e costante come una tassa, ha studiato, ha preso il ritmo e si è costruita il suo spazio.
Promossa l'anno scorso.
Promossa quest'anno.
Con ottimi voti.
E soprattutto con una serenità che vale molto più di qualsiasi voto.

La storia di Agata.

Agata è la secondogenita.
Ha il pessimo carattere del Porco, che è una definizione elegante per dire che quando si mette una cosa in testa diventa più testarda di un mulo che ha appena letto Nietzsche.
Lei aveva già deciso.
Liceo Classico.
Carducci.
Fine della discussione.
O quasi.
Per un certo periodo sembrava orientata verso il Tito Livio, probabilmente perché questo genitore ingombrante e disperatamente alla ricerca di approvazione sociale aveva la fastidiosa abitudine di dire:
"Ah sì, mia figlia frequenta il mio stesso liceo."
Che tradotto dal linguaggio dei padri al linguaggio delle figlie significa:
"Vi sto creando un problema."
Quando ho scoperto la faccenda abbiamo raggiunto un compromesso diplomatico.
Da quel momento avrei potuto comunicare il mio curriculum scolastico soltanto dopo tre domande consecutive.
"Che scuole hai fatto?"
"Liceo."
"Quale?"
"Classico."
"Dove?"
"Carducci."
Solo a quel punto ero autorizzato a rispondere.
Firmato il trattato di pace, Agata si è iscritta al Carducci.
E lì è successa una cosa inquietante.
Ha iniziato a prendere voti assurdi.
Io in latino prendevo cinque.
Lei dieci.
Io in greco prendevo quattro e mezzo.
Lei nove e dieci.

Una differenza statistica tale da farmi sospettare che nel frattempo il Ministero avesse abolito la sofferenza come metodo didattico.

Così ho fatto delle verifiche.

Ho letto i loro compiti.

Eh no.

Non è che siano diventati più permissivi.

È che traducono davvero bene.

Con quella lingua tutta loro che gli studenti del classico imparano a parlare dopo anni di frequentazione del Rocci e del Castiglioni-Mariotti.

Una lingua in cui si scrivono frasi del tipo:

"Quantunque le falangi degli opliti si fossero schierate sulle alture prospicienti le mura della città, Zeus piovve [sic] una pioggia battente proprio quando pareva che la sorte arridesse ai Tebani."

Nessuno parla così.
Nessuno ha mai parlato così.
Probabilmente nemmeno Zeus.
Eppure è corretto.
Ed è anche bellissimo.

Le pagelle di quest'anno sono piene di bei voti e di giudizi molto positivi.

E allora mi ritrovo a fare una riflessione.

Forse oggi i programmi sono più distesi.
Forse si concede agli studenti il tempo di imparare davvero.
Forse i professori della mia generazione ricordano bene cosa significava passare pomeriggi a soffrire su una versione di greco e hanno capito che insegnare non significa selezionare, ma aiutare a crescere.
Oppure, più semplicemente, il Porco sta cercando spiegazioni complicate per evitare quella più evidente.
Ed è una conclusione che mi riempie di orgoglio.
Perché alla fine il compito dei genitori non è dimostrare di avere ragione.
Forse sono semplicemente brave.

È guardare i propri figli superarti e pensare: "Beh, era esattamente questo il piano."



sabato 14 marzo 2026

Ma perché non ti trovi una fidanzata? sei (così) un bell'uomo... V

Porco: "Sei andata da Leon?"
Patalice:"Sì"
"Ma c'erano snche gli altri?"
"No"
"E che avete fatto?"
"L'Ho aiutato con il latino, poi abbiamo fatto un giretto con il suo cane e poi abbiamo fatto merenda"
"Ah, che bello... ma eravate soli?"
"Sì"
"Ah. E gi siete baciati?"
"Noooooo!!!"
Silenzio. Pausa.
Paporco:"Che sfigata!"
Alice: "Eh, ha parlato quello che non batte chiodo da dieci anni"

Asfaltato

giovedì 15 maggio 2025

BAD - Best Dad Ever : il Bignami di Indiana Jones

Ieri sono andato a casa dei miei (che sto svuotando, operazione che consiglio solo ai forti di spirito), e c’era anche Alice. Si pranza insieme, chiacchiere, pane, affetto… e a un certo punto, preso da uno slancio di nostalgia mista a esaltazione filologica, tiro fuori Il Bigino.

Non un bigino qualsiasi.
Un Bignami del liceo: 800 pagine fitte fitte, oltre 20.000 forme verbali greche con traduzione, paradigma, analisi grammaticale… una bibbia tascabile per sopravvivere alle versioni di greco senza perdere la fede.

Lo porgo a mia figlia con la reverenza con cui si offre Excalibur, e le dico:
“Guarda Alice, questo mi ha salvato la vita. È un capolavoro. Una meraviglia. Una roba da studente disperato.”

Lei lo prende come si prende un reperto di dubbio valore, e con quel tono a metà tra lo scettico e l’annoiato – che solo gli adolescenti riescono a padroneggiare con tanta grazia passivo-aggressiva – mugugna qualcosa tipo:
“Eh… ok… boh…”
La faccia è quella di chi pensa: "Un’altra reliquia anni ’80. Il vecchio ci ricasca. Che barba."

Ma io non mollo.
“Dai, dimmi un verbo difficile. Uno bello bastardo, irregolare.”
Lei ci pensa (giusto per non farmi contento troppo in fretta), lo spara, e BAM: io glielo trovo. Analisi grammaticale, paradigma, tutto.
Risultato?
“Eh, tanto non serve a niente.”
Sipario. Bravo papà, torna pure nell’ombra.

Ore dopo, torniamo a casa. Lei è in camera sua, io nella mia. A un certo punto la sento parlare al telefono con un’amica, e giuro che potrei citare testualmente:
“Oh ma sai cosa mi ha dato mio papà? Un libretto fighissimo! Ci sono dentro 25.000 forme verbali con traduzione, paradigma, analisi grammaticale… una figata pazzesca!”

Con la voce di Indiana Jones davanti all’Arca dell’Alleanza.

E io, dal corridoio, in silenzio… ho sorriso.
Perché ok, sarò anche un rottame anni ’80.
Ma certe reliquie, alla fine, brillano ancora.



martedì 6 maggio 2025

L' Antigone glitterata. BAD (Best Dad Ever) edition

E alla fine ci siamo andati al Teatro Arcimboldi! Alice, con i suoi 15 anni, elegante come una madrina del festival di Cannes e Agata in versione "guardo un po' e poi mi addormento" ancora convinta di triturarsi l'anima con una tragedia greca.

Del resto, il Porco aveva venduto bene la cosa: "Ragazze, stasera vi porto a vedere l’Antigone di Sofocle. Una delle vette del pensiero classico. Ma con un taglio contemporaneo, attori che solitamente fanno commedie, tipo Lorella Cuccarini nella parte di Antigone e Gassmann in quella di Creonte..."

Non hanno fatto una piega.
Alice, anzi, illustrava ad Agata il mito di Antigone, spiegandole in maniera molto chiara la trama e le caratteristiche.
Il palco aveva un grande tendone azzurro che ondeggiava. Agata mi ha chiesto:
"Papi, ma cosa c’entra il mare con l’Antigone?"
"Beh, è ambientata in Grecia..."
Risposta tecnicamente ineccepibile.

Poi si spengono le luci. Parte l’ouverture. Un medley di ABBA che manco al matrimonio di Meryl Streep.
E lì… BOOM!
Realizzazione.
Sorpresa. Occhi sgranati. Sospetto. Trafiletti di panico.
Alice sussurra:
“Ma… è Mamma Mia?”
"Eh sì."
“Ma… in italiano?”

Dispiacere. Dramma.
(Poi però ha scoperto che le canzoni erano in lingua originale, e le si è riaccesa la luce negli occhi.)

Da lì in poi: gioia pura.
Abbiamo riso, abbiamo ballato, abbiamo cantato (soprattutto io e Agata), mentre Alice cercava disperatamente di mantenere un minimo di dignità pubblica tirandoci gomitate a ogni strofa.
Eppure anche lei sorrideva. Rideva.
Le ho viste felici.
Felici davvero.

E allora il Porco ha pensato che ogni tanto ingannar le figlie è cosa buona e giusta.
Soprattutto se il tranello finisce a suon di Dancing Queen e applausi a scena aperta.



sabato 3 maggio 2025

AQP XVII

L'Asino Quanto Pesi di oggi parte un anno fa.

Luglio 2024: il Porco, illuminato da un raggio di ispirazione paterna e glitter, compra con un anno di anticipo 3 biglietti per Mamma Mia! con il cast originale. Uno spettacolo che, secondo i calcoli porcheschi, avrebbe fatto ballare le figlie e commuovere persino Creonte.
Costo? 70 euro a biglietto.
Più tasse.
Più prevendita.
Più un contributo al sostegno del teatro, della musica, del server email, del parcheggiatore bulgaro, dell’aria condizionata e il wifi di Stoccolma.
Totale: 280 euro.

Dicembre 2024.
Scopre che l’8 maggio Agata è in gita.
Rabbia. Lacrime.
Ma invece di farsi rimborsare (spoiler: non si può), cosa fa il Porco?
Compra altri 3 biglietti per un’altra data.
Altri 290 euro.

Totale dell’operazione: una cena di gala tra Meryl Streep, Zeus e l'intero cast di Broadway.

Stamattina, colazione con panico.
Cerco la mail dei primi biglietti. Niente.
Controllo, ricerco, sudo.
Silenzio.
L’avevo cestinata.
Per fortuna, non avevo svuotato il cestino.
(Nota: il Porco svuota il cestino solo quando è felice. Quindi praticamente mai.)

E così, oggi il Porco ha:
– 3 biglietti per Mamma Mia! dell’8 Maggio
– 3 biglietti per Mamma Mia! del 3 Maggio
– 1 figlia in gita
– 0 rimborsi
– e un valore complessivo in biglietti che supera l’oro al grammo.

Li ho messi in vendita su Ticketoo ma non ci riesco. 
Chi li vuole?
Chi ama ABBA, ma è troppo orgoglioso per ammetterlo?

Sennò facciamo così: il Porco ci va due volte.
Magari la seconda volta balla sul palco.



Mamma Mia ! BAD (Best Dad Ever) edition

Il Porco, sempre in vena di scherzi, cerca ancora di mettere nel sacco le figlie. Cosa sempre più difficile, quindi lo scherzo si affina.

Ultimamente le ho portate a vedere dei monologhi su Penelope, Circe e Galileo, spacciandoli come qualcosa di utilissimo per la scuola. A sorpresa, è anche piaciuto.

Stasera ho rilanciato: "Andiamo a vedere l’Antigone di Sofocle. Una tragedia greca fondamentale, un capolavoro letterario assoluto, vi farà benissimo per la scuola."
Sembravano mediamente interessate. Persino un po’ contente.

Ho rincarato la dose: "Ci sono due attori noti per ruoli leggeri, che stavolta si cimentano con la tragedia: Lorella Cuccarini fa Antigone, Alessandro Gassmann è Creonte."

E loro niente. Hanno annuito. Nessuna perplessità.
Ma come si fa a pensare che Lorella Cuccarini interpreti Antigone? E Gassmann, che magari un Creonte lo farebbe pure bene, insieme a lei sul palco? Dai, Cuccarini tragica quanto un karaoke di fine scuola.

E invece eccoci qui.
Stiamo per entrare a teatro a vedere Mamma Mia!
Con il cast originale.
Danza, musica e ABBA a tutto volume.
Il Porco ha colpito ancora.



sabato 21 dicembre 2024

Non è la questione di essere boomer

La foto qui sotto è uno screenshot dello status WhatsApp di Alice, nell'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze di Natale, in prima liceo.

Sì, Alice, Patatina, Patalice, per quelli che mi seguono dal 2009.

Ebbene sì, è in prima liceo Classico, ma non è questo il punto.

Lo status è un video girato nei corridoi del Liceo Carducci, dove i ragazzi festeggiano il Natale cantando Last Christmas degli Wham!.

Mi è venuto un tuffo al cuore. Era il Natale del 1985 quando ero anch’io in quei corridoi, nella stessa identica scena, con la stessa identica canzone.

E qui nascono due riflessioni.

La prima è che trovo meraviglioso come, a distanza di quasi 40 anni, i ragazzi continuino a festeggiare il Natale in questo modo. Nonostante tutti i cambiamenti del mondo, il senso di condivisione e allegria resta immutato.

La seconda, però, è più pungente: possibile che in 40 anni non sia venuta fuori una canzone di Natale nuova e altrettanto iconica da cantare tutti insieme? Pensateci: sarebbe come se nel 1985 avessimo cantato una canzone di Natale degli anni ’40 o ’50, come White Christmas di Bing Crosby o Let It Snow! di Vaughn Monroe.

Insomma, la tradizione è bella, ma a volte mi chiedo se non siamo rimasti un po'... congelati.

Buona notte a tutti, vado a riflettere sul Natale e sull’evoluzione della musica pop.



giovedì 1 agosto 2024

Matrimonio all'Europa Park

 L'anno scorso volevo portare le ragazze ad un parco divertimenti. 

Qualche anno prima eravamo andati ad Eurodisney e le ragazze che allora erano piccole e quindi facilmente ingannabili, sono cascate in un tranello: avevo detto che saremmo andati a all'aeroporto e si erano sorprese che questo aeroporto fosse pieno di palloncini, di personaggi della Disney ma soprattutto "Era un po' strano come aeroporto" e fino a quando non siamo entrati nel Parco pensavano che dovessimo prendere l'aereo per tornare a casa. 

Ho ancora foto e video con le loro espressioni immortalate dallo stupore e dal divertimento.

L'anno scorso con le ragazze ormai preadolescenti e quindi già belle sgamate, avevo deciso di portarle all'Europa Park vicino a Friburgo in Germania, uno dei parchi divertimento più belli d'Europa e memore della precedenza di Parigi ho voluto fare loro una sorpresa, 

La questione è che, ovviamente avendo 14 anni, avrei dovuto "alzare l'asticella" per far funzionare lo scherzo. Allora questa volta mi sono inventato che avremmo dovuto andare in Germania a Friburgo per un matrimonio di una mia amica.

"eh, ma ci dobbiamo andare anche noi?", "Ma perché ci ha invitato?"; "voglio rimanere a casa." eccetera eccetera

Allora ho risposto loro: "Caterina ci tiene molto a voi, sapete lei non ha figli quindi ha pensato di invitarci..."

"Eh ma noi non abbiamo voglia di venire, vogliamo stare a casa."

A questo punto non sapevo come gestirmi e quindi ho iniziato a inventarmi situazioni assurde per cercare di convincerle".

"Eh ma avete 14 anni... la sposa ha deciso di prendervi come damigelle per accompagnarla all'altare". 

Allora improvvisamente come per magia, sono riuscito a destar loro l'attenzione e quindi dopo un breve consulto intra-sorellanza hanno deciso che sarebbero venute.

Quindi si è creata una grossa aspettativa: hanno raccontato a scuola che sarebbero andate in Germania a fare le damigelle di un matrimonio e hanno iniziato chiedermi i dettagli dell'evento.

Ormai incalzato con le domande ho iniziato a inventare un programma di un weekend dedicato a un matrimonio esclusivo: mi sono trasformato in un Wedding Planner:

il venerdi mattina alle 8.30 saremmo andati alla prova vestito (molto semplice, sull'azzurro chiaro, che sarebbe poi stato regalato alle damigelle); primo pomeriggio prova acconciatura con parrucche per scegliere la miglior pettinatura (avrebbero scelto roselline e strass)  

Tardo pomeriggio e sera prova del matrimonio; Sabato mattina prova trucco (sul tardi però che sarebbe stata una giornata lunga) e sabato verso le 15, gia vestite con l'abito, trasferimento al castello di FrauBlucher (eh si, tanto per presa per il culo, almeno esageriamo): sarto, parrucchiere e trucco e verso le 18 inizio della cerimonia nella cappella del castello, poi alle 20 cena, musica e balli. Intrattenimento con visita del castello con i passaggi segreti e percorso della Paura nelle catacombe . 

Comunque siamo arrivati giovedì sera loro si sono accorte che il Paesino dove avevamo il l'albergo aveva questo gigantesco parco dei divertimenti al quale però purtroppo non avremmo potuto accedere e senza la minima ombra di delusione: "Tanto domani abbiamo le prove vestito" 

Ci siamo svegliati, ci siamo vestiti molto sportivi perché doveva andare a questa prova vestito e invece siamo entrati nel parco di divertimenti: mi hanno guardato estremamente deluse e arrabbiate, perché ormai loro avevano in mente di fare il matrimonio come damigelle d'onore.

E per le prime due ore quando eravamo su questi ottovolanti pazzeschi si chiedevano: "E adesso che cosa diciamo a scuola? Abbiamo detto che andavamo a un matrimonio!" 

"Dite loro che vi ho fatto uno scherzo" 

"Beh Papi qui è bellissimo, però noi alla fine volevamo andare al matrimonio!"

Si sono talmente annoiate che quest'anno ci andremo ancora. 



mercoledì 25 gennaio 2023

BDE (Best Dad Ever) - Niente Trucco Stasera

Nei giorni scorsa c'è stato un evento a scuola: un concerto di archi che suonavano musica moderna (dai Beatles a Michael Jackson a Guns 'n' Roses); direte cazzata ma in realtà era una figata totale. Siccome era una soirée le ragazze (soprattutto Alice) volevano vestirsi bene. Alice infatti voleva mettersi una gonna (peccato che era una gonnellina estiva) e ad un certo punto l'ho sgamata in bagno che si truccava, lei ha nascosto velocemente il trucco perchè evidentemente si vergognava; io ho fatto finta di niente. Poi quando stavamo per uscire le ho detto: "Stai bene truccata" in realtà si era messa un trucco così leggero che sembrava che non ce l'avesse, però glielo ho detto per guadagnarmi quei 100 punti che spenderò quando entreranno in adolescenza piena.

giovedì 15 ottobre 2020

Meravigliosa la mente di un bambino è. Il Padwan ragione egli ha. (cit. Yoda)

Raccontavo ieri che la prima volta che Alice era stata ricoverata in isolamento, cinque o sei anni fa, dopo che un ospedale ci aveva detto: “speriamo che questo (terzo) antibiotico funzioni, altrimenti non sappiamo cosa fare”, il nostro ex immunologo bravissimo ha messo in isolamento in un altro ospedale Alice per una settimana. Ci alternavamo io e la Genia, a stare con lei in questa camera blindata, dove i dottori entravano scafandrati. Nonostante Alice fosse in una situazione veramente critica, aveva il Paporco o alternativamente la mamma a disposizione tutto il giorno e tutta la notte. Man mano che passavano le ore, Alice stava meglio e anche il suo umore migliorava ed era contenta di avere i suoi genitori tutti per sé in esclusiva, 24 ore su 24 invece di quelle poche ore ogni giorno. 

Allora, quattro o cinque anni, non aveva le parole per esprimere questo concetto, la verbalizzazione di questo stato d’animo, è arrivato qualche anno più tardi da parte di sua sorella. 

In pieno lockdown, io ero a casa in smartworking, Alice e Agata, compiti, studio e didattica a distanza. Ci alzavamo al mattino, facevamo colazione, poi ci sedevamo al tavolo: io lavoravo, loro studiavano, poi giocavamo, cucinavamo, mangiavamo insieme, si guardava un cartone, fiaba e poi a dormire tutti insieme: anche qui 24 ore su 24 in esclusiva.

Agata un giorno mi guardò, credo mentre costruivamo qualcosa con i lego e disse: ”Papi, io vorrei che il covid non finisse mai".

E che le dici?



giovedì 8 ottobre 2020

Speaking words of wisdom XXXV: The Grudge

"Quando si parla di rancore, il Porco non scherza"

Quando Alice e Agata erano all'asilo, 5 e 6 anni, la loro Maestra mi aveva chiesto di organizzare uno spettacolo per i bambini con gli altri genitori. Avevo pensato di raccontare il mito di Arianna ,Teseo e il Minotauro, visto che quell'anno avevano fatto dei lavori sulla storia del Minotauro, credo di Sepulveda.

All'inizio era solo un racconto, poi molti genitori, saputo del progetto avevano voluto partecipare e quindi, piano piano, il racconto è diventato una rappresentazione teatrale: certamente adattato a bambini di quattro, cinque e sei anni. Non potevo mica spiegare il che il Minotauro era nato perché Pasifae si era invaghita di un toro e Dedalo le aveva costruito una mucca di legno per farsi ingroppare. Inoltre il Minotauro non doveva morire perché nella storia di Sepulveda era un bambino. 

Mi sono quindi inventato una storia improntata sulla maledizione che accadeva a sto bambino che l'avevano trasformato in Minotauro e dovevano liberarlo dalla maledizione; ho scritto la sceneggiatura, ho preparato il copione con le varie parti; come gli attori si dovessero muovere anche leggendo per la prima volta il copione, ho scelto le musiche, la preside ci ha dato il teatro della scuola. Non per vantarmi ma ho fatto un lavoro eccezionale, durava 30 minuti, c'erano dei pezzi che facevano ridere, Teseo che parlava in napoletano, più volte i bambini ci hanno interrotto con applausi. 



Ebbene c'era una mamma molto attiva, bravina devo dire, e all'inizio aveva una parte secondaria, poi invece visto che partecipava ed era assidua alle attività, le ho dato la parte della protagonista femminile (Arianna) che nelle ultime battute chiudeva la rappresentazione. Era importante che recitasse esattamente le stesse parole che erano scritte sul copione, gli attori recitavano con il copione in mano, un solo lavoro doveva fare, cazzo: doveva leggere. Si è messa a improvvisare e dire una cazzata dopo l'altra, e a chiudere come voleva lei la commedia. C'erano gli altri attori che non sapevano cosa dire e quindi ad un certo punto sono intervenuto per chiudere e tamponare il finale. Non se ne è accorto nessuno del pubblico, chiaramente, ma la storia si era snaturata da sola e alla fine non aveva né capo né coda. Io poi mi sono incazzato perché avevo fatto un lavoro lungo e preciso e pesante, che si integrasse con i progetti con cui lavoravano i bambini durante l'anno. Nel corso dei mesi e degli anni successivi, quando ci pensavo, mi incazzavo di nuovo. 

Recentemente mi sono capitati sottomano delle copie dei copioni che avevo preparato e mi sono incazzato ancora. Allora Alice e Agata avevano 5 e 6 anni adesso ne hanno 10 e 11. 

Cinque anni sono passati. Io sono ancora arrabbiato.





venerdì 4 settembre 2020

Sui nomi delle figlie

Facevo oggi questa riflessione. Mi sbaglio sempre a chiamare le mie figlie per nome.  Chiamo indifferentemente l'una o l'altra Alice o Agata.
Ho deciso che è inutile sforzarmi, capiscono loro dal contesto a chi mi sto rivolgendo. 

mercoledì 3 giugno 2020

Avventura del Paporco


La Maestra di Alice mi ha chiesto di registrare una storia da raccontare ai compagni di scuola. Ho scritto e raccontato 

Quando ero piccolo, spesso passavo una parte delle vacanze estive in campagna dai miei nonni; il Nonno G. e la Nonna P. avevano una cascina nella Bassa Lomellina, al confine con il Piemonte e vicino, ma veramente vicino, al fiume Po.
Il paese si chiamava e si chiama tutt'oggi, G.: era un paese piccolissimo e si diceva avere più galline che abitanti. Era immerso nella campagna dove potevi percorrere lunghe distanze senza incontrare qualcuno.
Nella cascina, i miei nonni allevavano polli, anitre e tacchini, coltivavano un orto con un frutteto oltre ad arricchirsi la vista con un magnifico giardino ricco di fiori. Una grande aia al centro della cascina permetteva a me e mia sorella C. di correre, girare in bicicletta o disegnare con i gessetti, quando non era coperta dal mais disteso sul cemento per essere essiccato dal sole. Allora, l’abbagliante bianco della superficie dell’aia, si trasformava in un gigantesco mare arancione fatto di chicchi di granoturco dove io e mia sorella giocavamo nei modi più impensati.
Un giorno di luglio venne a trovarci mio Zio S. e i miei cuginetti A. e N. e decidemmo visto che faceva molto caldo di andare al fiume per fare il bagno. Beninteso, non si fa il bagno nel Po: il fiume è molto grande e con una corrente molto forte, mio zio intendeva dirci di andare a nuotare in una lanca, che sono delle anse, delle pieghe del fiume che si formano quando il Po si ingrossa in primavera e autunno e poi di trasformano in stagni o laghetti.
Tutti e cinque quindi siamo usciti dalla cascina e a piedi ci siamo diretti verso il fiume: faceva molto caldo e in giro non c’era anima viva: campi di mais, di grano, di riso e, pensate un po', anche di tabacco. Abbandonammo la stradina sterrata, superammo l’argine ma Il sole era molto forte e le uniche zone d’ombra erano dei pioppeti e delle macchie isolate per lo più di piante selvatiche come le acacie e i sambuchi.
Avevamo appena lasciato un boschetto di salici e eravamo scesi nel letto abbandonato del fiume, la nostra sete era diventata insopportabile, quando mio zio ci fece notare una cosa in terra: alcuni piccoli fori sul terreno delle dimensioni di un tappo di bottiglia formavano una pozza di acqua limpidissima. Vidi mio zio che appoggiava la bocca all’acqua e ne beveva. Subito anche noi con circospezione e cautela sfiorammo l’acqua con le labbra: era freddissima ma… buona! E dissetante, ci riempimmo la pancia fino a scoppiare. Mio zio ci disse che era una risorgiva ed era una piccola fontana naturale che arrivava direttamente dalle montagne passando sottoterra sotto la pianura padana. Piu di duecento chilometri lontano.
Finalmente raggiungemmo questo piccolo laghetto, ci spogliammo e ci buttammo in questa acqua calda e limacciosa: non ci pensammo nemmeno per un momento a storcere il naso, abituati, da bambini di città, all’acqua limpida ma che sa di cloro, della piscina. Ci buttammo subito in acqua e iniziammo a giocare, le rive inoltre erano a volte di sabbia finissima, a volte di sassi e ghiaia; un piccolo ruscello divenne un enorme fiume da sbarrare con una diga costruita da noi.
Mentre ci prendevamo una pausa facendo merenda, la nostra attenzione fu attratta da nostro zio che sembrava cercare qualcosa vicino ad un albero caduto nell’acqua. Vedevamo che era immerso nell’acqua e si muoveva come un felino a caccia, immobile e silenzioso. Ad un certo punto ci fece un cenno di avvicinarsi in silenzio. Lentamente, come coccodrilli, nuotando con solo mezza testa fuori dall’acqua ci avvicinammo a questo albero. Era un faggio: era cresciuto sulla sponda ma il terreno aveva ceduto il tronco si era piegato e parte delle radici e dei rami era finito nell’acqua. Mio zio ci disse di parlare sottovoce e ci disse: “è pieno di pesci, venite che vi insegno a tanare”. Avevamo scoperto una tana di pesci. Ci disse di infilare le mani lentamente tra le radici e tra i rami, muovendo le dita leggermente e non appena sentivamo un pesce, dovevamo sfiorarlo delicatamente avvicinando le mani e poi velocissimi afferrarlo e buttarlo sulla spiaggia.
Noi increduli lo guardammo, ma lui dopo pochi attimi in cui sembrava essere completamente immobile, con uno scatto estraeva le mani e vedemmo che lanciava sulla spiaggia un pesce. Subito ci provai e ma sfuggivano, scivolavano, scappavano. Poi ad un certo punto, forse per l’istinto del predatore, ho sentito muoversi qualcosa di grosso tra le dita e ho afferrato qualcosa e senza pensarci l’ho gettato sulla spiaggia. Era una piccola carpa. Il vero divertimento non era pescare i pesci, ma poter prendere i pesci con le mani: incredibile, non mai avrei pensato di poterlo fare.
E poi misi ancora le mani nella tana e presi, pericolosissimo, un pesce gatto e, anche lui, finì sulla spiaggia, e poi un'altra piccola carpa e poi altri pesci di cui non conoscevo neanche il nome. Uno dopo l’altro, riuscivamo ad afferrarli. Dopo un po', dovemmo tornare a casa, un po' perché iniziava a tramontare il sole un po'’ perché i pesci erano scappati.
Ci incamminammo verso casa con lo zaino pieno di pesci, almeno tre o quattro chili e, passando da un boschetto di pioppi, feci anche in tempo a rincorrere e catturare una rana. Era una raganella di San Martino, di colore verde brillante, bellissima. Mio zio mi disse di lasciarla andare perché, per oggi, avevamo preso bottino a sufficienza. 
Ci disse: “La prossima volta andiamo a pescare le rane”.
Ma questa, cari bambini, è un’altra storia.




giovedì 10 ottobre 2019

Speaking words of wisdom XXX

Perché la Maestra insegna a disegnare senza i margini.




sabato 28 settembre 2019

Speaking words of wisdom XXIX

Hai presente quando dici: "che bello domani pomeriggio cucino una torta con le mie bambine".
Io faccio il polpettone.

martedì 27 agosto 2019

Trinacria con Patate XII – Arrivati


Scrivo di martedì: ormai il viaggio è finito e anche le mie vacanze. Sabato siamo partiti da Siracusa, abbiamo attraversato l’interno della Sicilia e a Piazza Armerina abbiamo visitato la Villa Romana, con i mosaici. Alle bambine è piaciuto, ho fatto loro una spiegazione alla Alberto Angela: facevo loro immaginare di arrivare come erano in quel momento, con il caldo.
“Che cosa fareste, bimbe con questo caldo se doveste arrivare in questa casa grandissima e bellissima? “
 “io metterei la testa sotto l’acqua,”
” io mi farei un bel tuffo in acqua”: e io facevo vedere loro l’ingresso con le fontane per lavarsi e togliersi la polvere del viaggio.
“Oppure, se vuoi, puoi andare a fare un bel tuffo alle terme”
“ci sono le terme? Con il lavaggio nasale? E la stanza del sale?”. È stato bello tenere alta la loro attenzione.
“poi una volta rinfrescate, entrate nel cortile, con una fontana e da qui potete andare a mangiare, a sentire un po' di musica o andare a parlare con il Signore della Villa, oppure nelle vostre camere e se dovete fare la pipì andate alle latrine”
e spiegavo loro come vivevano i romani e come queste stanze erano splendidamente decorate.
Penso si siano divertite, basta solo che si ricordino del cinque per cento di quello che hanno visto. Erano anche molto stanche e hanno dormito fino a Palermo e tutta la notte in cabina.
Ora si godono questa coda di vacanza ad Albisola con la mamma, sperando che rimanga a loro qualcosa di questa che è stata per me una vacanza meravigliosa.

sabato 24 agosto 2019

Trinacria con Patate XII

Oggi è l'ultimo giorno pieno, siamo stati in silenzio per alcuni giorni, perché alla fine ci siamo immersi in questa vacanza di sole e di mare. Siamo stati in spiagge con acqua cristallina, in spiagge isolate dove l'ombrellone più vicino era a 30 metri, spiagge con sabbia finissima e acqua bollente, spiagge con i reperti archeologici lasciati alla natura.
Le bambine ormai sono immerse nel pieno della Sicilianità, fanno colazione con i panzerotti, con la pizza e con le granite; passano tutto il giorno in mare a giocare, a nuotare a fare i tuffi. Sono abituate all'acqua profonda di albisola e ai sassi. Qui è tutto diverso: Dove andiamo oggi? A Sabbiadoro! Perché si chiama così? Perché la sabbia è colore dell'oro. Oppure: Dove andiamo? A Eloro. Perché si chiama così? Perché hanno visto la sabbia e hanno detto: è come l'oro, è l'oro.
Non vogliono andare via: nessuno noi vuole andare.
Oggi siamo appunto all'ultimo giorno pieno, di mare: domani ci dirigeremo verso Palermo ma visitando la Villa Romana di Piazza Armerina e, se riesco, anche la Chiesa di Monreale.

lunedì 19 agosto 2019

Trinacria con Patate XI - La Città dei Morti

È la necropoli di Pantalica, detta con Marketing comunicativo per le Patate.
Difatti nella prima grotta, dove siamo entrati strisciando, 





accendendo poi le lampade in una splendida caverna con stalattiti e stalagmiti, Alice ha sicuramente visto un fantasma.
Poi siamo scesi nella gola, 
visitando le tombe e i sepolcri, fino ad arrivare al torrente Calcinara, abbiamo risalito la forra fino ad arrivare alla sorgente, dove abbiamo bevuto un'acqua freschissima e dolcissima.
Qui abbiamo giocato, abbiamo fatto il porto per le Fatine delle Sorgenti,  

abbiamo ancora bevuto, poi abbiamo fatto il picnic e ancora bevuto, poi quattro chiacchiere con un anziano signore, guida dei posti, che beve quell'acqua da più di 150 anni e partecipò allo sbarco dei Mille.
Poi siamo tornati indietro e visitato la Grotta dei Pipistrelli, con le scale scavate nella roccia e poi abbiamo  risalito il Calcinara con i piedi nell'acqua. Divertentissimo.
Ci siamo poi fermati ai laghetti dove le Patate hanno fatto il bagno (l'acqua era gelida).
Pantalica è patrimonio dell'Unesco, ma non so bene per cosa: di certo ci sono resti di una Necropoli del 1300 AC e dei resti di villaggi e case , ci sono più di 5000 tombe, chiese, costruzioni di ogni epoca a partire dal XIII secolo prima di Cristo. Molti misteri non sono ancora stati risolti e Alberto Angela ci farebbe un paio di puntate. La cosa più bella secondo me è il paesaggio: sembra un paradiso con una natura incontaminata : carrubbi, pini, oleandri e centinaia di tipidi alberi, in una gola difficilmente accessibile e in  un suggestivo paesaggio.
Le spiagge sono belle, l'Etna è stato bellissimo, ma le Patate mi hanno chiesto di venire ancora.
Purtroppo dei sistemi di sepoltura dell'età del Bronzo nella Sicilia orientale, non erano granché interessate.

venerdì 16 agosto 2019

Speaking words of wisdom XXVIII - Trinacria con Patate X

"Si sono adattate, finalmente!"
(Da dirsi con accento siciliano, detto dal proprietario del nostro bar dove facciamo colazione quando hanno mangiato granita alle mandorle con panzerotto prosciutto, mozzarella e pomodoro).

mercoledì 14 agosto 2019

Trinacria con Patate VIII

Un pensiero va sicuramente ad Amanda che stamattina era sotto i ferri. Vi spoilero subito che sta bene.
Il nostro terzo giorno a Siracusa è di mare e mi sa che lo sarà per un bel po'. Ora infatti vi scrivo dalla spiaggia sotto l'ombrellone. Non ci credete guardate qua.






Le bambine sono sempre in acqua e non è per dire: escono solo per mangiare. C'è la sabbia fine, cosa che ad Albisola non abbiamo, il caldo secco e per ora sempre ventilato, il mare caldo e acqua bassa per sguazzare.
Devo dire che c'è gente, ma c'è anche un turn over molto alto. Questi Siciliani arrivano in spiaggia carichi di ombrelloni, sdraio, cibo, bambini  se ne stanno un paio d'ore poi se ne vanno via: gente strana ma simpatica e chiacchierosa.
Il caldo non molla, ma una brezza marina rende tutto più facile.
Tra l'altro si radunavano dei nuvoloni che presagivano pioggia, ma si è ridotto a nulla. 






Sicuramente pioverà ma i soliti scrosci di agosto. Sto prendendo una deriva tra il poetico e il reportistico, quindi torniamo alle cazzate.
Ieri eravamo alla baia dei Gelsomini, spiaggia libera ma parcheggio a pagamento: 20 euro, un furto e quindi una stella su tripadvisor; bella ma la prossima volta parcheggio sulla statale e andremo a piedi. Era giusto per fare una mezza polemica. Così come una stella si è beccato un ristorante che ci ha lasciato 50 minuti seduti senza essere cagati di striscio. Va bene che sono altri ritmi ma mi è sembrato eccessivo vedere Agata addormentata sul tavolo. Abbiamo poi ripiegato sul bar dove facciamo colazione con una pizzetta e un arancino.
In effetti le Patate stanno mangiando un po' di schifezze e mi hanno espressamente chiesto una pasta. Stasera rimediamo.
Per adesso ci salutiamo, dal Borgo Marinaro di Avola, noi e la nostra casetta;




purtroppo ho finito la mia pausa sotto l'ombrellone e devo tornare a giocare in mare.