Agata è arrabbiata.
L’ho messa in castigo per un comportamento tipicamente adolescenziale:
ha detto una bugia, mi ha preso per il culo, e poi ha negato sia di avermi preso per il culo, sia di aver detto la bugia.
Risultato: cellulare ridotto a 30 minuti dopo i pasti.
(I genitori lo sanno: “blablabla è per il tuo bene, responsabilità, tempo di qualità, eccetera eccetera”.)
Ieri Agata ha cercato di negoziare:
«Papà, posso togliere dieci minuti dal pranzo e aggiungerli alla sera?»
Rifiuto secco, con tanto di spiegazione pedagogica da manuale. Lei, prevedibilmente, ha piantato il muso.
Cinque minuti dopo:
Io: «Agata, mi accompagni a fare un giretto in moto?»
Agata: «NO.»
Io: «Dai, andiamo a Savona, facciamo anche la spesa…»
Agata: «NO.»
Io: «Ok, gelato da Superfrutto. E mentre io sono al Brico, tu passi da DM a prendere il regalo per la tua amica.»
Agata: «Ok!» (entusiasta)
Forse crescere una figlia adolescente non è questione di punizioni o grandi discorsi educativi.
Forse è solo negoziazione geopolitica: tu metti una regola, lei piazza il muso, e alla fine vi trovate a mangiare un gelato mentre pianificate una spedizione al Brico.
E ti rendi conto che, in fondo, sei già felice così: lei ti odia… ma in moto ci viene.
Agata, since 2010.
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