domenica 14 giugno 2026

De Inexplicabili Generatione Duarum Filiarum Decem Ex Porco Quattuor et Dimidii (Come il Porco prese 4 e mezzo in greco e riuscì comunque a generare due figlie da 10)

Le due Principesse (sarebbero le ex Patatina e l'ex Patagata), che ormai frequentano il I e il II liceo classico (IV e V ginnasio per i nostalgici e per quelli che ancora parlano di dracme e lire), hanno finito la scuola e finalmente il Porco dispone del quadro completo della situazione.

La diagnosi è la seguente: sono state promosse entrambe.
E pure bene.

La storia di Alice.

L'anno scorso ero molto preoccupato.
Alice voleva rimanere nel "prolungamento" della scuola privata che frequentava, ma diversi fattori mi hanno convinto a insistere perché cambiasse ambiente, uscisse dalla campana di vetro e si confrontasse con il resto della gioventù milanese.
Lo ammetto: ho un debole per la scuola pubblica. Sarà che mia madre ci ha insegnato una vita, sarà che continuo a credere che una scuola debba essere un posto dove incontri persone diverse da te, non una versione leggermente modificata di te stesso.
Alice si trovava a scegliere tra una realtà con una dozzina di professori e poco più di cento studenti e una specie di piccola città con novanta docenti e oltre mille ragazzi.
E poi, diciamocelo: se un liceo scientifico è classificato trentottesimo su quaranta nella provincia di Milano, qualche domanda uno se la fa.
Avevo paura che il cambiamento la travolgesse.
Invece no.
Metodica come una mietitrebbia tedesca e costante come una tassa, ha studiato, ha preso il ritmo e si è costruita il suo spazio.
Promossa l'anno scorso.
Promossa quest'anno.
Con ottimi voti.
E soprattutto con una serenità che vale molto più di qualsiasi voto.

La storia di Agata.

Agata è la secondogenita.
Ha il pessimo carattere del Porco, che è una definizione elegante per dire che quando si mette una cosa in testa diventa più testarda di un mulo che ha appena letto Nietzsche.
Lei aveva già deciso.
Liceo Classico.
Carducci.
Fine della discussione.
O quasi.
Per un certo periodo sembrava orientata verso il Tito Livio, probabilmente perché questo genitore ingombrante e disperatamente alla ricerca di approvazione sociale aveva la fastidiosa abitudine di dire:
"Ah sì, mia figlia frequenta il mio stesso liceo."
Che tradotto dal linguaggio dei padri al linguaggio delle figlie significa:
"Vi sto creando un problema."
Quando ho scoperto la faccenda abbiamo raggiunto un compromesso diplomatico.
Da quel momento avrei potuto comunicare il mio curriculum scolastico soltanto dopo tre domande consecutive.
"Che scuole hai fatto?"
"Liceo."
"Quale?"
"Classico."
"Dove?"
"Carducci."
Solo a quel punto ero autorizzato a rispondere.
Firmato il trattato di pace, Agata si è iscritta al Carducci.
E lì è successa una cosa inquietante.
Ha iniziato a prendere voti assurdi.
Io in latino prendevo cinque.
Lei dieci.
Io in greco prendevo quattro e mezzo.
Lei nove e dieci.

Una differenza statistica tale da farmi sospettare che nel frattempo il Ministero avesse abolito la sofferenza come metodo didattico.

Così ho fatto delle verifiche.

Ho letto i loro compiti.

Eh no.

Non è che siano diventati più permissivi.

È che traducono davvero bene.

Con quella lingua tutta loro che gli studenti del classico imparano a parlare dopo anni di frequentazione del Rocci e del Castiglioni-Mariotti.

Una lingua in cui si scrivono frasi del tipo:

"Quantunque le falangi degli opliti si fossero schierate sulle alture prospicienti le mura della città, Zeus piovve [sic] una pioggia battente proprio quando pareva che la sorte arridesse ai Tebani."

Nessuno parla così.
Nessuno ha mai parlato così.
Probabilmente nemmeno Zeus.
Eppure è corretto.
Ed è anche bellissimo.

Le pagelle di quest'anno sono piene di bei voti e di giudizi molto positivi.

E allora mi ritrovo a fare una riflessione.

Forse oggi i programmi sono più distesi.
Forse si concede agli studenti il tempo di imparare davvero.
Forse i professori della mia generazione ricordano bene cosa significava passare pomeriggi a soffrire su una versione di greco e hanno capito che insegnare non significa selezionare, ma aiutare a crescere.
Oppure, più semplicemente, il Porco sta cercando spiegazioni complicate per evitare quella più evidente.
Ed è una conclusione che mi riempie di orgoglio.
Perché alla fine il compito dei genitori non è dimostrare di avere ragione.
Forse sono semplicemente brave.

È guardare i propri figli superarti e pensare: "Beh, era esattamente questo il piano."



Ma perché non ti trovi una fidanzata? sei (così) un bell'uomo... VII

Secondo me dorme ancora.



sabato 2 maggio 2026

Ma perché non ti trovi una fidanzata? sei (così) un bell'uomo... VI

Volevo condividere con voi questa perla dalla mia rubrica. 

sabato 11 aprile 2026

AQP XXIII - L'ambientamento perfetto della Corbicula Javanicus (vongola di acqua dolce)

L'Asino Quanto Pesi di oggi è l'acquisto di 20 euro per due vongole da acqua dolce di colore giallo acceso, molto belle (vedi foto)

Le due vongole si sono subito ambientate, trovando di loro gradimento il letto di sabbia (vedi foto)

Le due vongole si sono subito aperte e hanno iniziato a filtrare l'acqua, iniziando il loro prezioso lavoro di pulizia e di filtraggio (vedi foto)

Le vongole inoltre hanno iniziato a muoversi con eleganza per trovare il posto migliore dove sistemarsi (vedi foto)

Il loro colore è anche ben accordato con il contenuto dell'acquario, con le piante e con gli altri pesci (vedi foto)

La loro presenza dona un tocco di raffinatezza naturale all'intero allestimento, rendendo l'acquario ancora più armonioso (vedi foto)

La loro livrea gialla risalta magnificamente sul fondo sabbioso, creando un contrasto visivo di grande effetto (vedi foto)

Le vongole hanno subito iniziato ad esplorare il fondo dell'acquario sotto la sabbia, dove risiederanno fino alla loro morte (vedi foto)



Nella foto: due splendide vongole gialle
perfettamente invisibili.


lunedì 30 marzo 2026

AQP XXII

L'asino quanto pesi di oggi è lo specchio a parete appeso dietro la tenda che divide il soggiorno dalla zona notte. 
Quando si accede a questa zona aprendo la tenda improvvisamente ci si trova davanti la propria immagine riflessa. E il conseguente spavento. 
Non mi ci sono ancora abituato. 



domenica 22 marzo 2026

La Torre di Babele XIV

Nel celebrare il ritorno della Torre di Babele, il Porco non può che ricordarlo così:

sabato 14 marzo 2026

Ma perché non ti trovi una fidanzata? sei (così) un bell'uomo... V

Porco: "Sei andata da Leon?"
Patalice:"Sì"
"Ma c'erano snche gli altri?"
"No"
"E che avete fatto?"
"L'Ho aiutato con il latino, poi abbiamo fatto un giretto con il suo cane e poi abbiamo fatto merenda"
"Ah, che bello... ma eravate soli?"
"Sì"
"Ah. E gi siete baciati?"
"Noooooo!!!"
Silenzio. Pausa.
Paporco:"Che sfigata!"
Alice: "Eh, ha parlato quello che non batte chiodo da dieci anni"

Asfaltato

sabato 29 novembre 2025

Speaking words of wisdom XLVII

Sei bella come una Borsa di Albisola.

(è un complimento

Spiegone: è una borsa della spesa (Ikea, Esselunga ecc) che io preparo quando sono in questa città triste, dove metto le cose che devo portare al mare nel weekend (vestiti, ferramenta, roba...)


sabato 1 novembre 2025

Speaking words of wisdom XLVI

Il vero amico, quando gli dici che non bevi più, apre un’altra bottiglia di vino. 

O ti ordina l’ultima birra.

martedì 28 ottobre 2025

AQP XXI - L'ora del Drago

L'asino quanto pesi di oggi riguarda una sessione di Dungeons & Dragons.
La premessa è semplice: noi giochiamo il lunedì, al massimo fino alle undici. A volte sforiamo fino alle undici e mezza, o persino a mezzanotte — ma solo in casi rarissimi, quando c’è da uccidere il drago o la trama è talmente intricata che non si può proprio lasciare a metà.
Ebbene, io sono il Dungeon Master. Dirigendo la partita, tengo sempre d’occhio l’orologio appeso alla parete, per regolare i ritmi del gioco (visto che i cellulari sono banditi dal tavolo).
Ieri sera guardo l’ora: le 22:30. Le lancette si muovono inesorabilmente verso le undici. Tuttavia, il resto del gruppo sembra rilassato, tranquillo, e con tutta l’intenzione di giocare senza fretta.
Le 23:15... le 23:30... e infine, con estrema calma, a mezzanotte i ragazzi si alzano e se ne vanno.
Strano, penso. Di solito a fine sessione corrono via come se li inseguissi col drago in persona.
Metto a posto la cucina, carico la lavastoviglie, pulisco il tavolo, ripongo libri, dadi e miniature. Poi mi preparo per andare a letto e, nel momento in cui sto per spegnere il cellulare, vedo l’ora: 23:48.
Un po’ assonnato mi giro sul cuscino pensando che devo aver visto male.
Ma proprio mentre sto per addormentarmi... mi ricordo dell’ora solare.
Non c’è bisogno dello spiegone, miei piccoli lettori, vero?